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Procurate di lasciare il mondo un po' migliore di come lo avete trovato.

Lasciaci un saluto amico scout

April 24

Il Signore è "Roccia" della mia vita......Lourdes 2008

Dalle riflessioni su la "ROCCIA"  di Mons.Perrier, Vescovo di Lourdes
 
Nella  Bibbia , " la roccia" è  un nome di DIo. " DIo, la mia roccia, la mia fortezza",
dicono spesso i salmi . La roccia è solida . Nel  significato umano, neppure cambia.
Ciò che è costruito su roccia non necessita  di altre fondamenta .Tutto ciò si adatta
bene a Dio!
Con la fede , il credente si appoggia su Dio . Benché invisibile, Lui è più saldo di
tutte le forze naturali . La parola ebrea " Amen" ha questo significato: è solido ; sì credo;
aderisco; ci tengo; lo voglio. Non è una parola di rassegnazione. E' un atto di fiducia.
 
 
Già ai tempi di Bernadetta, il luogo della Grotta si chiamava " Massabielle", " vecchia roccia".
Le rocce, le montagne hanno un grande posto in tutte le religioni. Dio si è rivelatoa Mosè
sulle montagne del Sinai (chiamato anche nella Bibbia, Horeb) .Gesù ammaestra i suoi
discepoli pronunciando il "Sermone della montagna".
 
 
Tuttavia, non è su un'altra montagna che Dio ha scelto di risiedere nel Vecchio
Testamento, ma sulla modesta collina di Sion, Gerusalemme. Così pure , la roccia
di Massabielle è nella parte bassa della cittadina di Lourdes. Niente in confronto con
il massiccio imponente del castello-fortezza. Maria, Bernadetta sono state delle umili.
Gesù si è definito egli stesso "dolce ed umile di cuore". Massabielle era una roccia umile,
in basso,scavata,in un posto poco frequentato, una specie di discarica.
 
 
Situati dinanzi alla Grotta, in mezzo a persone in preghiera, ne vedete altre che passano
sotto quella grotta e, all'uscita, carezzano la roccia, la abbrcciano, vi appoggiano la loro
fronte, o addirittura vi si appoggiano completamente. Altri la toccano con un oggetto. un
fazzoletto. Ciò ricorda l'atteggiamento dei malati, nel vangelo: vogliono toccare Gesù ,o,
almeno, la frangia del suo mantello.Il contatto è l'ultimo senso con il quale il grande
malato comunica con il suo ambiente.
Certamente, questi gesti possono essere vissuti come atti magici. No! Non c'è nella roccia
di Massabielle una forza magnetica che ,da sola, farebbe del bene. Ma noi cristiani
crediamo nell'Incarnazione : Dio si è fatto uomo, carne. Si è lasciato toccare  a tal punto
da impossessarsi del suo corpo per crocifiggerlo. Nel più perfetto dei sacramenti, l' Eucarestia,
Lui ha fatto del pane consacrato il segno del suo corpo, risuscitato. Noi uomini, siamo
esseri di carne e di sangue.
 
 
La Roccia di Massabielle è scura, quasi nera. Non è per il fumo delle candele.
Inoltre, esposta al Nord, è sempre all'ombra . Il fondo della grotta  è più oscuro
ancora. E' forse proprio per questo, precisamente, che è così piena di significati.
 
La nostra vita, il nostro cuore , non sono appunto divisi tra le ombre e la luce?
La roccia è dura. I profeti promettono che lo Spirito Santo cambierà i nostri
cuori di pietra in cuori di carne.
March 20

Quali sono le grosse pietre della tua vita?

Un giorno, un anziano professore della "Scuola     
Nazionale di Amministrazione Pubblica" fu assunto
per tenere un corso sulla Pianificazione efficace
del proprio tempo a un gruppo di una quindicina                       
di dirigenti di grandi compagnie nordamericane.
Il corso costituiva una delle 5 materie della loro
giornata di formazione. Il vecchio professore disponeva
solo di un'ora per il suo corso. Stando in
piedi, davanti a quest'elite (pronta a prender nota
di tutto quello che l'esperto avrebbe insegnato)
l'anziano insegnante li guardò uno ad uno, lentamente,
poi disse: "Oggi faremo un'esperienza".
E tirò fuori da sotto la cattedra che li separava un
grosso recipiente (che conteneva più di 4 litri) che
posò delicatamente davanti a sé. Subito dopo tirò
fuori una dozzina di sassi, grandi come una palla
da tennis, e li pose con delicatezza, uno per uno
dentro al grande vaso. Quando fu pieno, di modo
che non era più possibile aggiungerci un altro
sasso, domandò ai suoi allievi: "Secondo voi, il
vaso è pieno?". Essi risposero in coro: "Sì".
Il vecchio attese qualche secondo e poi domandò:
"Veramente?". Allora si piegò e tirò fuori da sotto
il tavolo un recipiente contenente del granigliato
di marmo. Con minuzia, versò il granigliato nel
vaso e i pezzettini andarono ad infilarsi fra un
sasso e l'altro... fino alla base.
Sollevando lo sguardo verso il suo uditorio,
domandò di nuovo: "E adesso è pieno?". Questa
volta i suoi brillanti allievi cominciarono a comprendere,
e uno di essi disse: "Probabilmente, no".
"Bene" - riprese l'insegnante. Si piegò di nuovo, e
questa volta tirò fuori un sacchetto di sabbia. Con
precisione, versò la sabbia nel vaso. La sabbia
riempì gli interstizi lasciati liberi dai sassi e dal
granigliato. Ancora una volta, domandò: "E adesso,
il vaso è pieno?".
E questa volta, senza esitare, tutti gli allievi risposero
in coro: "No!".
"Bene!", disse il vecchio. E come i suoi prestigiosi
allievi si attendevano, prese la caraffa d'acqua che
era sulla cattedra e riempì il vaso fino al bordo.
Sollevando lo sguardo verso il gruppo, l'insegnante
domandò: "Qual è la grande verità che ci dimostra
questo esperimento?".
Il più audace degli allievi, riflettendo sul soggetto
della materia, disse con orgoglio: "Questo dimostra
che, anche quando crediamo che la nostra agenda
sia completamente piena, se lo si vuole veramente,
possiamo aggiungere ancora qualche appuntamento,
qualcosa da fare".
"No - rispose il vecchio prof. - non si tratta di
questo. La grande verità che ci dimostra
quest'esperienza è la seguente: Se noi non infiliamo
i sassi per primi nel vaso, non potremo mai farceli
stare tutti, dopo!".
Ci fu un profondo silenzio. Ciascuno prendeva
coscienza dell'evidenza di questa verità.
Il vecchio professore, allora, aggiunse: "Quali
sono i grandi sassi nella vostra vita? La salute?
La Famiglia? Gli amici? Realizzare i vostri sogni?
Fare quello che vi piace? Imparare? Difendere
una causa? Riposarsi?
Quello che dovete imparare, è l'importanza di
mettere i GROSSI SASSI in primo piano, nella
vostra vita, se no rischierete di fallire! Se darete
la precedenza alle quisquiglie (il granigliato, la
sabbia) riempirete la vita di stupidaggini e non
avrete abbastanza tempo da consacrare agli ele
menti importanti della vostra vita. Allora, non
dimenticate di porvi la domanda: Quali sono le
grosse pietre della mia vita? E in seguito, mettetele
nel vaso!".
                                                                            dormire-sui-sassi-759827

 

February 13

L'ombrello giallo

L’OMBRELLO    GIALLO

C’era una volta un paese grigio e triste, dove, quando pioveva, tutti gli abitanti giravano per le strade con degli ombrelli neri. Sempre, rigorosamente, neri.  Sotto l’ombrello tutti avevano una faccia corrucciata e triste… E non può essere diversamente sotto un ombrello nero!Ma un giorno che la pioggia scrosciava, più fitta che mai, comparve all’improvviso un signore un po’ bizzarro che passeggiava sotto un ombrello giallo. E come se non bastasse, quel signore sorrideva.Alcuni passanti lo guardavano scandalizzati da sotto il nero parapioggia che li riparava, e mugugnavano:

«Guardate che indecenza! È veramente ridicolo con quel suo ombrello giallo. Non è serio! La pioggia invece è una cosa seria e un parapioggia non può che esser nero!».

Altri montavano in collera e si dicevano l’un l’altro: «Ma che razza di idea è mai quella di andare in giro con un ombrello giallo? Quel tipo è solo un esibizionista, uno che vuol farsi notare a tutti i costi. Non è per niente divertente!».In effetti non c’era niente di divertente in quel paese, dove pioveva sempre e gli ombrelli erano tutti neri. Solo la piccola Natasha non sapeva cosa pensare. Un pensiero le ronzava in testa con insistenza: «Quando piove, un ombrello è un ombrello. Giallo o nero che sia, quel che conta è avere un ombrello che ripari dalla pioggia».  Per di più, la piccola s’accorgeva che quel signore sotto il suo ombrello giallo aveva l’aria d’essere perfettamente a suo agio e felice. Si chiedeva il perché.

Un giorno, all’uscita dalla scuola, Natasha si accorse di aver dimenticato il suo ombrello nero a casa. Scosse le spalle e si incamminò verso casa a testa scoperta, lasciando che la pioggia inzuppasse i suoi capelli. Il caso volle che di lì a poco incrociasse l’uomo dall’ombrello giallo, il quale le propose sorridendo: «Bambina, vuoi ripararti?». Natasha esitò. Se accettava, tutti l’avrebbero presa in giro. Ma ecco subito l’altro pensiero: «Quando piove, un ombrello è un ombrello. Che sia giallo oppure nero, che importa? È sempre meglio avere l’ombrello che inzupparsi di pioggia!».  Accettò e si riparò sotto l’ombrello giallo accanto a quel signore gentile.

Allora capì perché egli era felice: sotto l’ombrello giallo il cattivo tempo non esisteva più! C’era un gran sole caldo nel cielo azzurro, dove gli uccellini volavano cinguettando. Natasha aveva un’aria così sbalordita che il signore scoppiò in una risata: «Lo so! Anche tu mi prendi per un pazzo, ma voglio spiegarti tutto. Un tempo, ero triste anch’io, in questo paese dove piove sempre. Avevo anch’io un ombrello nero. Ma un giorno, uscendo dall’ufficio, dimenticai l’ombrello e m’incamminai verso casa, così com’ero. Strada facendo, incontrai un uomo che mi offrì di ripararmi sotto il suo ombrello giallo. Come te, ho esitato perché avevo paura di essere diverso, di rendermi ridicolo. Ma poi accettai, perché avevo ancor più paura di buscarmi un raffreddore. E mi accorsi – come te – che sotto l’ombrello giallo il cattivo tempo era sparito.  Quell’uomo mi insegnò perché sotto l’ombrello nero le persone erano tristi: il ticchettio della pioggia e il nero dell’ombrello le immusoniva, e non avevano alcuna voglia di parlarsi. Poi, improvvisamente, l’uomo se ne andò e io mi accorsi che avevo in mano il suo parapioggia giallo. Lo rincorsi, ma non riuscii più a trovarlo: era scomparso. Così, ho conservato l’ombrello giallo e il bel tempo non mi ha più lasciato».

Natasha esclamò: «Che storia! E non sente imbarazzo a tenersi l’ombrello di un altro?».

Il signore rispose: «No, perché so bene che questo ombrello è di tutti. Quell’uomo l’aveva senza dubbio ricevuto anche lui da qualcun altro». Quando arrivarono davanti alla casa di Natasha, si salutarono. Appena l’uomo, allontanandosi, scomparve, la ragazzina si accorse di avere in mano il suo ombrello giallo. Ma ormai quel signore gentile chissà dov’era. Così Natasha si tenne l’ombrello giallo, ma sapeva già che presto avrebbe di nuovo cambiato proprietario, sarebbe passato in altre mani, per riparare dalla pioggia e portare il “bello stabile” ad altre persone.

 
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